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CONSIGLIO REGIONALE (2): APPROVATA LA RISOLUZIONE CHE RECEPISCE LO SCHEMA DEGLI ORIENTAMENTI PER I PROGRAMMI COMUNITARI 2014/2020

In sintesi

L'Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato (23 sì, astensione di Goracci – Comunista umbro) la proposta di risoluzione che recepisce e condivide i contenuti dello Schema degli orientamenti per i programmi comunitari 2014 – 2020. Tra gli interventi previsti, quelli per le aree interne (Orvietano, Fascia appenninica e Valnerina) e le aree urbane (Perugia, Terni, Città di Castello, Foligno e Spoleto).




 (Acs) Perugia, 16 luglio 2014 – L'assemblea legislativa dell'Umbria ha approvato oggi, con 23 voti favorevoli e l'astensione di Orfeo Goracci (Cu), la risoluzione che accoglie e recepisce i contenuti dello Schema generale di orientamenti per i programmi comunitari 2014/2020 predisposto dalla Giunta di Palazzo Donini. Nel documento votato dall'Aula sono contenute alcune integrazioni all'atto dell'Esecutivo, relativamente alle aree interne (a Orvietano e Fascia appenninica viene aggiunta la Valnerina), alle aree urbane (a Perugia, Terni, Foligno e Città di Castello viene aggiunta Spoleto) e agli interventi a sostegno delle azioni per Perugia Capitale della cultura 2019. Previsti poi: il rafforzamento delle politiche di contrasto della crisi economica, di inclusione sociale e di sostegno alla domanda interna; l'invio in Consiglio del rapporto di valutazione ex post previsto dalla normativa europea riguardante la precedente politica di finanziamenti comunitari; il sostegno a un modello di agricoltura orientato al contrasto dei cambiamenti climatici, alla multifunzionalità e alla tutela dell’ambiente e della biodiversità, con particolare riferimento anche alle filiere corte, alle produzioni locali e certificate, alla vendita diretta e alle produzioni biologiche; la concentrazione di più risorse possibili sul sistema delle imprese per le quali il Piano di sviluppo rurale è pensato. Per la programmazione comunitaria 2014-2020 la Regione Umbria potrà disporre di risorse complessive per 1 miliardo 774 milioni di euro, tra Programma nazionale di sviluppo rurale (876 milioni), Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr, 356 milioni), Fondo sociale europeo (Fse, 237 milioni), Fondo europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (Feasr), Programma Youth Employment Initiative (Yei, 23 milioni), Fondo di sviluppo e coesione (Fsc, 189 milioni).

LE RELAZIONI.
MANLIO MARIOTTI (Pd, relatore di maggioranza): “ATTO DI IMPORTANZA FONDAMENTALE PER LE PROSPETTIVE DI CRESCITA E SVILUPPO DELLA NOSTRA REGIONE - La programmazione 2014 - 2020 presenta elementi di novità e anche di discontinuità sostanziali con quelle precedenti, vere e proprie sfide che chiamano in causa le scelte che dovremmo compiere a livello regionale. Se, come dice il documento, nulla sarà più come prima, dopo la grande crisi che ci ha investito e che è ancora in atto, il tema dell’efficacia dell’utilizzo delle risorse sarà mai come prima decisivo rispetto alla possibilità che il loro utilizzo possa davvero rimuovere quelli che sono limiti strutturali della nostra Regione. Il quadro strategico dell’Umbria è stato quindi impostato per indicare le PRIORITÀ REGIONALI per i fondi che saranno vincolanti sul territorio, i fondi strutturali attraverso i programmi operativi, i programmi operativi nazionali gestiti dalle Amministrazioni centrali, la programmazione della cooperazione internazionale europea, i programmi europei a gestione diretta, i principi alla base del fondo di coesione e sviluppo 2014-2020. Considerati i fondi Fse-Fesr, i fondi per lo sviluppo e la coesione si prevede un AUMENTO DEGLI STANZIAMENTI di circa il 9 per cento rispetto alla programmazione 2007–2013 nel complesso dei 130 miliardi assegnati al nostro Paese le risorse di cui l’Umbria potrà disporre si aggirano intorno a 1774 milioni di euro: 876 a valere sul Psr, 684 sul Fesr e Fse, 23 sulla garanzia giovani, 189 sul fondo di sviluppo e coesione. Necessario sviluppare il più possibile COINVOLGIMENTO E PARTECIPAZIONE degli attori delle comunità locali e umbre, che si interrogano, pretendono che ci sia trasparenza, informazione e partecipazione assoluta nel modo in cui si costruiscono molto più che nel passato questi strumenti, come si applicano, i criteri ai quali rispondono. Altra novità di cui dobbiamo ragionare è l’introduzione dell'obbligo del COFINANZIAMENTO regionale, stimato attorno ai 34 milioni annui, rispetto a una precedente programmazione che faceva riferimento sostanzialmente a un obbligo di cofinanziamento per una cifra di circa 7 milioni di euro l’anno. 34 milioni di cofinanziamento annuale, a proiezione invariata rispetto all’impostazione dei bilanci passati, significano che la Regione potrebbe non avere più poste in bilancio libere dai vincoli di destinazione. Questo significa ripensare l'impostazione delle politiche di bilancio di questa Regione. LA DIMENSIONE TERRITORIALE DELLA NUOVA PROGRAMMAZIONE. Per i programmi di sviluppo urbano, rispetto ai quali il confronto e la discussione che si è sviluppata anche dentro le Commissioni, con la risoluzione finale, cercherà di suggerire e di impegnare il Governo dell’Umbria verso una definizione più equilibrata, sempre nel rispetto assoluto di quelli che sono i criteri che informano l’individuazione di questi soggetti che possono rientrare nel programma agenda urbana e aree interne, e quindi da questo punto di vista si sono individuati quelli che sono i riferimenti territoriali, sia per le aree interne che per quanto riguarda le città e le agende urbane. Sollecitiamo un impegno della Giunta affinché riguardo alla programmazione territoriale si possa integrare la proposta contenuta nel documento andando a individuare aree che possano per i criteri che informano l’individuazione di queste aree e perché sono requisiti che queste realtà hanno, sia per quanto riguarda le AREE INTERNE, per quanto riguarda le città e le agende urbane, rendere un equilibrio diverso che risponda al meglio alle finalità, noi nella risoluzione abbiamo espressamente indicato queste realtà nella zona della Valnerina per quanto riguarda le aree interne e nella città di Spoleto per quanto riguarda le agende urbane, noi pensiamo che queste proposte che ci siamo sentiti responsabilmente di fare e di proporre dentro un quadro che ci era già stato presentato non vadano in qualche maniera a mettere in discussione l’impostazione che complessivamente si è data, si è utilizzata i criteri che sono stati presi a riferimento per individuare le realtà che il documento già cita e questo completamento a nostro modo di vedere dà una dimensione più equilibrata, sostenibile, efficace, rispetto agli obiettivi della programmazione. Un ultimo aspetto è quello relativo al fatto che noi pensiamo che il progetto Perugia e i luoghi di Assisi, i luoghi di San Francesco, i luoghi dell’Umbria CAPITALE DELLA CULTURA 2019, debbano essere in qualche modo individuati come elementi sostanziali proprio perché la ricaduta di questi progetti, la ricaduta di questo progetto a una dimensione oggettivamente regionale debbono essere supportati con un sostegno finanziario che possa in qualche maniera completarne la realizzazione e l’implementazione”.

RAFFAELE NEVI (FI, relatore di minoranza): “SVILUPPO PER L'UMBRIA SOLO SE LE IMPRESE TORNERANNO A CREDERE NEL FUTURO - Da questo prossimo settennio di programmazione dei fondi comunitari, deriverà l’obbligo del cofinanziamento da parte della Regione per circa 32 milioni. Una cifra molto importante che dovremmo andare a recuperare attraverso economie di scala. Lo sviluppo dell’Umbria e dell’economia umbra ci sarà se le nostre imprese torneranno a credere nel futuro di questo Paese e di questa Regione in particolare, a mettere soldi privati, a fare investimenti, a creare occupazione e a costruire le condizioni affinché ci sia alla crescita del nostro Prodotto interno lordo. Queste risorse devono accompagnare questo meccanismo, un meccanismo che va costruito insieme agli attori della regione, in particolare alle forze economiche. Ci sono settori che tirano e settori che non tirano, ma l’acciaieria è messa tra i settori che non tirano. Siamo in presenza dei cosiddetti SETTORI MATURI ma che non possono essere smantellati ed anzi vanno aiutati in tutto e per tutto, non solo attraverso gli strumenti comunitari. È ora di farla finita di dire che il futuro sarà la siderurgia o la chimica, il futuro è tutto quello che incrocia la domanda internazionale, è tutto quello che si proietta verso l’esterno, che si internazionalizza, che costruisce le condizioni affinché l’accesso al credito non sia solo quello attraverso il sistema bancario, ma anche magari attraverso forme innovative di finanziamento alle imprese. Questo è un tema importante perché noi non dobbiamo dare l’impressione che abbandoniamo al loro destino quelli che reggono oggi il nostro Pil, che sono tuttavia i cosiddetti settori maturi, certamente dobbiamo essere vicini in tutti i modi a quelli che mettono in piedi anche imprese innovative che hanno a disposizione fette di mercato importanti, che se si internazionalizzeranno, avranno la possibilità di creare anche occupazione aggiuntiva rispetto a quello che c’è. Su Fesr e Fse il tema è quello di definire una priorità che a nostro avviso è fondamentale, come quello della COMPETITIVITÀ DELLE IMPRESE. Ma le imprese chiedono che sia inserita nel documento finale la necessità di mettere più risorse possibili. Bisogna cercare di costruirle una manovra anticiclica, accelerando al massimo l’entrata in vigore di quello che è previsto nell’obiettivo tematico 3, che è generalmente la competitività delle imprese che poi lì ci sono tutte le cose che alle imprese interessano, cioè aiutarle a internazionalizzarsi, accedere al credito in modo migliore a fare tutte quelle iniziative, a mettere innovazione ricerca nei processi e nei prodotti. La cosa fondamentale per noi è la tenuta del sistema delle PICCOLE E MEDIE IMPRESE, tutte, non solo quelle innovative che stanno in campi appunto molto innovativi, sia quelle più tradizionali. Sulle AREE INTERNE, condividiamo che sia ricompresa nelle aree interne anche la Valnerina, perché ci sembra che ricada esattamente in quei criteri definiti a livello nazionale e che sono presenti in una zona che in altri tempi era definita marginale e che ha bisogno sicuramente di interventi di questo tipo. Bene anche il fatto di ricomprendere Spoleto all’interno delle AREE URBANE ed anche continuare a puntare sulla questione di Perugia CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA. Il PIANO DI SVILUPPO RURALE non deve essere uno strumento di assistenzialismo vecchio stampo che cerca di dare un po’ a tutti, ma uno strumento per fare resistere le imprese che sono sul territorio, farle crescere, farle sviluppare, farle internazionalizzare, e possibilmente farle diventare industrie, o agroindustrie. Centrale è dunque lo sviluppo di un’agricoltura che sia sempre più competitiva nello scenario globale e la crescita della dimensione media delle aziende agricole affinché l’imprenditore non sia un hobbista, ma sia un imprenditore vero che dispone di una superficie agricola adeguata”.

SCHEDA: LA RISOLUZIONE
STRATEGIA AREE INTERNE deve trovare un più equilibrato e completo schema di intervento e in considerazione dei criteri (obiettivi e aree tematiche) che sovrintendono alla sua "mission" e' coerente che il territorio della Valnerina sia ricompreso al suo interno. Nell'arco del settennio della nuova programmazione, in base ai progetti di sviluppo locale avanzati dalle tre aree interne individuate (nord-est Umbria -dorsale appenninica, sudovest Orvietano, Valnerina), ai tempi della loro effettiva ammissibilità e cantierabilta', dovranno essere ricercate le risorse finanziarie, di derivazione nazionale e/o comunitaria, a tutte le iniziative progettuali intraprese. AREE URBANE Le scelte ed i criteri (qualitativi e quantitativi) del Documento motivano la opportunità di ricomprendere anche la città di Spoleto nelle Aree Urbane da inserire nel programma della relativa Agenda. PROGETTO PERUGIA 2019, con i luoghi di S. Francesco di Assisi e dell'Umbria, Capitale Europea della Cultura 2019 assume una importanza che può e deve riversarsi, in termini di opportunità, sull'intera regione. La programmazione comunitaria 2014-2020 deve individuare una pluralità integrata di interventi e strumenti mirati EQUILIBRIO FINALE TRA FESR E FSE. Nell’ambito del complesso degli stanziamenti riferiti ai POR FESR e POR FSE di quelli per i PON nazionali, ivi incluso il Programma YEI, a definire una ripartizione delle risorse basata sul tendenziale equilibrio finale tra FESR e FSE, in funzione del rafforzamento delle politiche di contrasto della crisi economica, di inclusione sociale e di sostegno alla domanda interna VALUTAZIONE EX POST IN CONSIGLIO REGIONALE. Il rapporto di previsto dalla normativa europea riguardante la precedente politica di finanziamenti comunitari contenente l’ammontare delle somme investite nelle singole misure attivate e la rispondenza o meno dei risultati ottenuti, con particolare attenzione alla gestione della filiera agricola del tabacco; AGRICOLTURA SOSTENIBILE. Volontà della Regione Umbria di indirizzare le risorse comunitarie verso un modello di agricoltura orientato al contrasto dei cambiamenti climatici, alla multifunzionalità e alla tutela dell’ambiente e della biodiversità, con particolare riferimento anche alle filiere corte, alle produzioni locali e certificate, alla vendita diretta e alle produzioni biologiche; COMPETITIVITA'. Concentrare più risorse sugli obiettivi tematici 3 e 1 (competitività imprese) e anticiparne il più possibile l'attuazione PIANO DI SVILUPPO RURALE. Cercare di selezionare le scelte e cercare di concentrare più risorse possibile sul sistema delle imprese per le quali il PSR è pensato soprattutto quelle con potenzialità di sviluppo e occupazione; SEMPLIFICAZIONE DELLE PROCEDURE LA GIUNTA SI IMPEGNA INOLTRE a fornire al Consiglio un’urgente informativa in merito alle disposizioni che si intenderà adottare per la gestione dei cofinanziamenti dei programmi comunitari del ciclo di programmazione 2014-2020 ed alle conseguenti rideterminazioni nell’allocazione delle risorse nei futuri bilanci regionali.

SCHEDA: LO SCHEMA ORIENTAMENTI PER I PROGRAMMI COMUNITARI 2014/2020 “Alcune delle principali innovazioni riguardano: una nuova impostazione metodologica, basata su risultati attesi chiari e misurabili, verso cui concentrare tutte le risorse disponibili, con azioni a rete e di filiera con una forte caratterizzazione territoriale; la capacità di integrazione delle politiche, per evitare frammentazione e dispersione; la partecipazione diretta della Regione al cofinanziamento; la disponibilità dei programmi operativi nazionali (Pon) anche per le Regioni 'più sviluppate'”. LE RISORSE COMUNITARIE. Per la programmazione comunitaria 2014-2020 la Regione Umbria potrà disporre di risorse per 1 miliardo 774 milioni di euro, tra Programma nazionale di sviluppo rurale (876 milioni), Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr, 356 milioni), Fondo sociale europeo (Fse, 237 milioni), Fondo europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (Feasr), Programma Youth Employment Initiative (Yei, 23 milioni), Fondo di sviluppo e coesione (Fsc, 189 milioni). IL COFINANZIAMENTO REGIONALE ai Por (Programmi regionali) rappresenta una novità della programmazione 2014-2020 rispetto all’attuale programmazione, in cui la quota di cofinanziamento nazionale era interamente coperta dallo Stato. Oltre al cofinanziamento regionale di Fesr e Fse, la Regione dovrà assicurare, per il settennio, anche il cofinanziamento del Programma di sviluppo rurale Feasr, pari a 149,57 milioni di euro (mentre il cofinanziamento regionale nel 2007-2013 era previsto solo per il Psr e ammontava a 7 milioni di euro l’anno). L’obbligo di un cofinanziamento regionale, che ammonterà a cinque volte tanto la fase 2007-2013, imporrà alla politica di bilancio della Regione di reperire queste risorse, rivedendo fortemente le allocazioni storicamente definite. IL PROGRAMMA OPERATIVO FSE viene utilizzato con un approccio integrato nell’ambito del complessivo insieme delle risorse dei Fondi strutturali e di investimento europei, dei fondi di origine nazionale e regionale, per mantenere e rafforzare la qualità del mercato del lavoro, dei sistemi di istruzione e formazione, del capitale umano e delle condizioni di inclusione e promozione sociale con i contenuti delle politiche di sviluppo infrastrutturale, dei fattori produttivi e della capacità delle imprese, di ricerca, sviluppo e innovazione. Le priorità tematiche su cui verrà indirizzato almeno l'80 per cento dei finanziamenti riguardano: l'accesso all'occupazione per le persone in cerca di lavoro e inattive, compresi i disoccupati di lunga durata e le persone che si trovano ai margini del mercato del lavoro, anche attraverso iniziative locali per l'occupazione e il sostegno alla mobilità professionale; l'inclusione attiva, anche per promuovere le pari opportunità e la partecipazione attiva, e migliorare l'occupabilità; la riduzione prevenzione dell'abbandono scolastico precoce e promuovendo l'uguaglianza di accesso a una istruzione prescolare, primaria e secondaria di buona qualità, inclusi i percorsi di apprendimento formale, non formale e informale, che consentano di riprendere l'istruzione e la formazione; il miglioramento dell’aderenza al mercato del lavoro, dei sistemi di insegnamento e di formazione, favorendo il passaggio dall’istruzione al mondo del lavoro e rafforzando i sistemi di istruzione e formazione professionale e migliorandone la qualità; l’investimento nella capacità istituzionale e nell’efficacia delle amministrazioni pubbliche e dei servizi pubblici a livello nazionale, regionale e locale nell’ottica delle riforme, di una migliore regolamentazione e di una buona governance; l’investimento nella capacità istituzionale e nell'efficacia delle amministrazioni pubbliche e dei servizi pubblici a livello nazionale, regionale e locale nell'ottica delle riforme, di una migliore regolamentazione e di una buona governance. Attraverso il PROGRAMMA OPERATIVO FESR 2014-2020, la Regione Umbria sosterrà la realizzazione di azioni incisive mirate a perseguire lo sviluppo della regione nel più ampio contesto nazionale ed europeo. Puntando in particolare su 5 degli 11 obiettivi tematici previsti: Rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'innovazione; Migliorare l'accesso alle TIC, nonché il loro l'impiego e la loro qualità; Promuovere la competitività delle PMI; Sostenere la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori; Preservare e tutelare l'ambiente e promuovere l'uso efficiente delle risorse. L'ottanta per cento delle risorse verranno riservate ai primi quattro obiettivi tematici, in corrispondenza a ciascuno dei quali la Regione individua un 'Asse prioritario di intervento', a cui si aggiunge un Asse dedicato allo sviluppo urbano sostenibile. Il Programma operativo Fesr risulta quindi articolato in 6 Assi prioritari: Ricerca e Innovazione; Crescita digitale; Competitività; Energia sostenibile; Sviluppo territoriale; Sviluppo urbano sostenibile; Azioni di assistenza tecnica. Il PROGRAMMA OPERATIVO FEASR sarà concentrato sulle tematiche della sicurezza alimentare, sulla gestione sostenibile delle risorse naturali, sulla lotta ai cambiamenti climatici, sulla tutela delle campagne, sul rafforzamento della competitività e promozione dell’innovazione. Sei sono le priorità individuate dal regolamento dello sviluppo rurale: Promuovere il trasferimento di conoscenze e innovazione nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali; Potenziare la competitività dell’agricoltura in tutte le sue forme e la redditività delle aziende agricole; Promuovere l’organizzazione della filiera agro-alimentare e la gestione dei rischi nel settore agricolo; Preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi dipendenti dall’agricoltura e dalle foreste; Incentivare l’uso efficiente delle risorse e il passaggio ad un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima nel settore agro-alimentare e forestale; Adoperarsi per l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali. AGENDA URBANA. Si tratta di misure per lo sviluppo intelligente delle città, di cui beneficeranno Perugia, Terni, Città di Castello e Foligno. Interventi incentrati su ridisegno e modernizzazione dei servizi urbani per i residenti e gli utilizzatori della città che prevede prioritariamente azioni su mobilità, logistica, energia; pratiche e progettazione per l’inclusione sociale per i segmenti di popolazione più fragile e per aree e quartieri disagiati; rafforzamento della capacità delle città di potenziare segmenti locali pregiati e di filiere produttive globali che prevede prioritariamente azioni che favoriscano i servizi avanzati per le imprese, le imprese sociali, creative e quelle che producono servizi in favore dei cittadini. A queste ogni Regione può aggiungere un’ulteriore priorità in base alle peculiarità del proprio territorio. AREE INTERNE. Per l'individuazione delle Aree interne è stato scelto il criterio della capacità di offerta di alcuni servizi essenziali, che sono stati identificati nella presenza sul territorio di un istituto di scuola secondaria superiore, di una struttura ospedaliera sede di un Dea di primo livello e di una stazione ferroviaria di categoria ”Silver” (impianti medio-piccoli con una frequentazione media per servizi metropolitani-regionali e di lunga percorrenza). Il Governo nazionale ha previsto 4 milioni di euro, che ogni Regione può destinare ad un'Area interna, in aggiunta ai finanziamenti comunitari per le alter Aree individuate. Gli interventi mirano a tre obiettivi: mettere in sicurezza il territorio, promuovere la diversità naturale e culturale presente in quelle aree e valorizzare le risorse potenziali non utilizzate per innescare processi di crescita. Con l’adeguamento della qualità e della quantità dei servizi essenziali (scuola, sanità e trasporti) attraverso la strategia “Aree interne” si dovrebbe generare quell’inversione di tendenza che negli ultimi decenni ha determinato una fuga demografica da tali aree verso altri territori; contestualmente dovranno essere previsti nuovi progetti di sviluppo locale, che dovranno generare nuova occupazione sfruttando le potenzialità di queste aree. Le Aree interne individuate dalla Giunta regionale sono: la fascia appenninica al confine con le Marche e i comuni della fascia orvietana confinante con Toscana e Lazio”.

GLI INTERVENTI.
OLIVIERO DOTTORINI (Idv): “MANCANO STRUMENTI PER VALUTARE EFFETTI DELLA PASSATA PROGRAMMAZIONE. AGRICOLTURA: PUNTARE SU AMBIENTE, FILIERE CORTE, PRODUZIONI LOCALI E CERTIFICATE - L'Umbria ha dimostrato una buona capacità di spendere i fondi europei ma non è chiaro quali effetti abbia prodotto queste risorse né quali ripercussioni abbia avuto sul tessuto economico e sociale. Errore macrospico pensare di passare alla programmazione 2014-2020 senza avere effettuato una seria analisi dell’efficacia delle risorse investite nel settennio precedente. Essere stati efficienti non significa in alcun modo essere stati efficaci. In Umbria balza agli occhi la discrasia tra le risorse intercettate e la loro ininfluenza sui dati macroeconomici della Regione. Non sappiamo se i progetti finanziati con i fondi strutturali hanno apportato un beneficio alla collettività. Alcuni esempi: il significativo incremento demografico dell'ultimo decennio non è stato accompagnato da un corrispondente incremento del Pil; la spinta recessiva è stata marcatamente più accentuata in Umbria rispetto al dato medio nazionale e oltre 40mila famiglie secondo i dati Istat sono sotto la soglia di povertà relativa. Ci sarebbe piaciuto conoscere quanti degli obiettivi del passato settennio sono stati effettivamente raggiunti, perché senza strumenti di valutazione rigorosi, le politiche comunitarie declinate sul livello regionale restano strumenti aleatori, non verificabili e quindi appannaggio spesso dei più lesti e non dei meritevoli. Basta pensare al settore agricolo: che risultati hanno dato le ingenti risorse finalizzate alla riconversione del settore agricolo del tabacco? Dopo sette anni di investimenti in quella direzione possiamo dire che le risorse sono andate a buon fine? Sarebbe poi interessante esaminare anche il capitolo riguardante la formazione professionale, per comprendere se le politiche sulla formazione hanno raggiunto gli obiettivi; non conosciamo l’efficacia di queste politiche, non il numero di occupati in più, né i benefici sull’economia reale. Andrebbe valutata l'aderenza di questo documento ai principi assunti negli strumenti di programmazione regionale: a fronte di richiami alla sostenibilità ambientale e alla green economy oggi ci viene sottoposto un atto in cui colpisce la precisione di dettaglio con cui si affrontano le sorti di un’unica coltura, tabacco, esplicitamente citata come basilare per l’Umbria. Che non ha avuto una riconversione, ma sembra addirittura essere oggetto di una volontà di rilancio. Se non si vuole semplicemente sventolare la bandiera della green economy e della filiera turismo-ambiente-cultura, occorre superare nettamente questo approccio e questo modello di orientamento delle risorse per puntare su ambiente, filiere corte, produzioni locali e certificate. Altrimenti l’illusione di ritenere sufficiente un po’ di green per salvare l’esistente potrebbe avere dei costi pesanti per il nostro sistema. Così come sarebbe importante, oltre a evitare la distribuzione a pioggia delle risorse, fare in modo che queste non finiscano nelle mani dei soliti. Restano insomma molti temi aperti. Del documento che ci viene sottoposto ci piacciono i titoli, un po’ meno il fatto che sostanzialmente si attivino una pluralità di azioni, non sapendo con precisione dove vengano realmente allocate le risorse”.

GIANFRANCO CHIACCHIERONI (PD): “NONOSTANTE LA PRECARIETÀ DELL'OCCUPAZIONE, IL COMPARTO AGRICOLO HA RETTO MEGLIO DI ALTRI ALLA CRISI - Il profilo dell'attività e la strutturazione della Regione si va delineando su due filoni: sanità ed interventi sociali; politiche a sostegno dello sviluppo e dell'innovazione. Il riscontro più importante legato alle risorse europee riguarda il settore agricolo. In questi anni, nonostante la precarietà dell'occupazione, il comparto agricolo ha retto meglio di altri alla crisi in atto. Sono stati fatti importanti investimenti. Gli effetti dei vari Psr sono stati indubbiamente importanti. Bisogna continuare ad insistere su processi innovativi dando sempre maggiori certezze a quel mondo agricolo chiamato a produrre innovazione valorizzando tutti gli strumenti a disposizione. Dobbiamo intervenire con forza sui vari cluster sostenendo l'innovazione, la ricerca e l'internazionalizzazione delle imprese. È importante trovare risorse soprattutto per l'innovazione tecnologica delle pmi. Altro tema su cui puntare è l'archeologia industriale, inserendo il concetto nella programmazione dei fondi. È un ambito che tocca la cultura, l'ambiente e quindi il turismo”.

PAOLO BRUTTI (IDV): “PER METTERSI DI FRONTE ALL'EUROPA SERVE UNA DIMENSIONE TERRITORIALE CHE L'UMBRIA NON HA - Continuo a chiedermi come mai un dibattito di tale importanza, fondamentale per la predisposizione delle linee programmatiche politico-economiche, avvenga nella più totale indifferenza. È importante puntare ad una maggiore partecipazione progettuale per usufruire delle risorse. È chiaro, leggendo anche l'introduzione all'atto, che in Umbria non esistono Distretti industriali degni di questo nome. Di fronte al quadro esposto, l'immissione di risorse attraverso l'Europa è talmente limitata da non avere concreti effetti strutturali sufficienti. Forse le cose stanno un po' meglio in agricoltura. Ma non dobbiamo mai dimenticare che le risorse europee coprono circa la metà del totale dell'intervento. Mancano interventi di qualità nel sistema dei servizi. Comunque dobbiamo sempre considerare che le risorse provenienti dall'Europa non sono un regalo. Nel 2013 l'Italia ha versato 16,5 miliardi di euro dei quali ne sono tornati 10,5. Di fatto, dei circa 900 milioni che arriveranno, ne avremo versato il 30 per cento in più. Forse il gioco non vale la candela. Ma forse è anche arrivato il momento di dire che serve un'altra dimensione territoriale per mettersi di fronte all'Europa. Una dimensione che l'Umbria purtroppo non possiede”.

DAMIANO STUFARA (Prc): “RIMANGONO APERTI TANTI PROBLEMI CHE DEVONO ESSERE AFFRONTATI, A PARTIRE DAL TEMA DEL COFINANZIAMENTO - Il documento non tiene conto della valutazione delle precedente programmazione. È vero che l'Umbria è una delle Regioni che spende maggiormente la quota dei finanziamenti che gli vengono dati dall'Europa, ma serve capire come vengono spesi i fondi anche dal punto di vista qualitativo. È stato scelto giustamente di fare un unico fondo, ma serve capire come modulare l'asticella tra Fse e Fesr visto che nella proposta della Giunta si continua a spingere di più sullo sviluppo rurale. Servirebbe, invece, puntare sull'inclusione sociale e sulla lotta alla povertà, con politiche di welfare che stimolino la domanda interna dell'Umbra, cosa su cui si fonda la nostra economia regionale. Solo sostenendo i consumi delle famiglie riusciremo a rilanciare il manifatturiero umbro. Serve, inoltre, una riflessione sul tema dei cofinanziamenti annuali della Regione, che quadruplicano rispetto al passato. Servirà sicuramente una ristrutturazione delle politiche di bilancio, e non possiamo lasciare tutto sulle spalle della prossima consiliatura, altrimenti rischiamo di avere delle amare sorprese. Infine sottolineo che l'agricoltura e lo sviluppo rurale sono centrali, anche per la massa critica che riusciamo a mettere in campo. Ma qui potremmo essere molto più efficaci, puntando anche ad una crescita occupazionale dell'agricoltura di qualità che possa riassorbire la disoccupazione di altri settori. Magari anche puntando sulla norma approvata non molto tempo fa che mette a disposizione dei disoccupati il patrimonio demaniale”.

ORFEO GORACCI (Comunista umbro): “NEL DOCUMENTO MANCANO RISPOSTE PER L'EUGUBINO-GUALDESE, IL TERRITORIO CHE STA SOFFRENDO DI PIÙ IN UMBRIA - È stato positivo il ruolo svolto nel passato dall'Umbria per i finanziamenti ottenuti e spesi, ma servono controlli precisi per individuare le ricadute che sono state ottenute. Le scelte del Governo Renzi sono le stesse fatte dal Governo Berlusconi, ma ora c'è una clorofillizzazione della protesta nella nostra Regione. Non sono convinto della positività di questo atto perché mancano l'attenzione promessa alle aree interne che rischiano di rimanere escluse dalla partita dei fondi europei. Da qui alla fine della legislatura non voterò alcun atto che non contengano risposte concrete per il territorio che ha sofferto maggiormente in questi cinque anni e continua a soffrire di più: l'eugubino-gualdese”.

MASSIMO MANTOVANI (Nuovo centrodestra): “AL CONSIGLIO NON È STATA LASCIATA LA POSSIBILITÀ DI DISCUTERE IL PROVVEDIMENTO CON LE CATEGORIE – Siamo di fronte ad un atto strategico per l'Umbria, che fa capire quale strada vuole essere intrapresa nei prossimi sette anni. Proprio per questo lamento la mancanza dei tempi necessari per l'analisi del documento lasciata al Consiglio. Ma anche la mancanza di dati. Solitamente le Commissioni consiliari hanno il tempo per fare incontri partecipativi, audizioni con le categorie. Questa volta non è stato possibile. C'è stata, inoltre, una carenza di informazioni. Noi abbiamo due motori su cui far leva: quello manifatturiero o quello del turismo e della filiera enogastronomica. Purtroppo oggi non sappiamo su quale dei due si punterà maggiormente, quanti finanziamenti saranno disponibili per l'uno piuttosto che per l'altro. Come non sappiamo, per quanto riguarda lo sviluppo rurale, quanti fondi verranno indirizzati verso il mantenimento dello status quo e quanti verso l'innovazione. Dobbiamo evitare i finanziamenti a pioggia e puntare a favorire un salto di qualità del nostro sistema produttivo, puntando su bandi che favoriscano le associazioni temporanea di impresa. È essenziale concentrare le risorse ma serve un attento monitoraggio per eventuali rimodulazioni delle scelte fatte. Infine è importante privilegiare i territori che sono motore di sviluppo per l'intera Regione. Anche perché oggi rischiamo di pagare la nostra piccola dimensione e le scelte fatte, che ci hanno portato all'isolamento”.

ANDREA LIGNANI MARCHESANI (FD'I): “QUESTI FONDI COMUNITARI RAPPRESENTANO L'ULTIMA POSSIBILITÀ PER L’UMBRIA DI USCIRE DA ALCUNE RIGIDITÀ. In Umbria soffrono tutti i territori e non soltanto alcuni in particolare che magari possono godere della luce dei riflettori. Ci sono moltissime piccole attività che chiudono nel silenzio generale, ma che ugualmente portano famiglie alla perdita del posto di lavoro. Il clima unitario che si respira oggi in quest'Aula significa responsabilità rispetto ad alcune chiare indicazioni provenienti dalle categorie sociali. Non ho mai condiviso l’unanimismo del tavolo dell’Alleanza per l’Umbria, spesso rappresenta lo specchietto per le allodole utile a non disturbare il manovratore, come non ho condiviso il modo encomiastico con cui alcune testate giornalistiche hanno descritto la presentazione di questi fondi, decantando i grandi successi dell’Umbria conseguiti nei passati settennati e la grande capacità di spesa. Non condivido quelli che attendono questi fondi comunitari come la panacea unica possibile immaginabile. È certo, tuttavia, che questi fondi comunitari rappresentano l'ultima possibilità per l’Umbria di uscire da alcune rigidità. Il nostro è un bilancio rigido, da cui è difficile prevedere risorse per il cofinanziamento regionale obbligatorio. Ma è chiaro che esistono difficoltà anche nel co-finanziamento privato. Oltretutto siamo in un contesto bancario estremamente rigido. L'Umbria è chiamata a dimostrare di essere una Regione più seria rispetto al passato, dove non è vero che i fondi sono stati spesi sempre bene. I dati macroeconomici dipingono un Umbria scesa verso parametri propri delle regioni del centro sud. Auspichiamo bandi trasparenti e diciamo con forza 'no' alla clientela a pioggia”.

FERNANDA CECCHINI (assessore regionale Agricoltura): “UN PIANO DI SVILUPPO RURALE CHE SOSTIENE GLI INVESTIMENTI DELLE AZIENDE PER UNA MAGGIORE COMPETITIVITÀ, PER L'INCREMENTO DELL'OCCUPAZIONE E PER LA QUALITÀ AMBIENTALE. La proposta di Piano di sviluppo rurale rappresenta uno strumento con una dotazione di investimenti per 876 milioni di euro. Nella predisposizione del documento c'è stata una partecipazione importante di tutti i soggetti interessati. Le risorse a disposizione rappresentano il 10 per cento in più di dotazione rispetto al passato e tengono conto di due aspetti specifici: uno è quello di essere riusciti a storicizzare la dotazione dei fondi tabacco. Si tratta di 350 milioni di euro oggi a disposizione di tutta la regione. E poi è stata premiata la nostra virtuosità. Per quanto riguarda la valutazione sull’efficacia della spesa esiste il monitoraggio e il rapporto annuale di esecuzione che ogni anno dobbiamo presentare al Comitato di sorveglianza per essere approvato. Poi c'è un valutatore indipendente selezionato con gara che mette a disposizione il rapporto di valutazione annuale, a fine dei sette anni c’è quindi il piano di valutazione ex post, che dà conto di quanto è stato investito, di come è stato fatto e di quanto ha prodotto sul territorio. Quindi l’efficacia delle nostre azioni è valutata costantemente. Per il precedente settennato la valutazione conclusiva sarà fatta a fine 2015 dopo avere completato la spesa e rendicontato tutto quanto all’Unione Europea. Il nostro compito è garantire che le imprese possano mantenere competitività attraverso una loro maggiore robustezza strutturale. In Umbria ci sono molte imprese che si sono ammodernate nel tempo ed il nostro compito è quello di continuare a sostenere innovazione e ricerca. Quindi un Piano di sviluppo rurale che in primo luogo sostenga gli investimenti delle aziende per una maggiore competitività e quindi per incrementare l'occupazione, ma che sostenga con forza anche la qualità dell’ambiente. Tutto questo viene programmato attraverso interventi per la difesa della biodiversità, dei valori paesaggistici e naturalistici, sostegno al biologico e alla filiera corta, alle produzioni certificate. Naturalmente a questo si aggiunge il sostegno a quella rete di servizi in grado di garantire qualità della vita e coesione sociale. Attraverso lo sviluppo rurale si aiutano anche i Comuni per quanto riguarda i servizi, la viabilità, la banda larga, ma anche attraverso interventi legati al sociale e alla cultura”.

CATIUSCIA MARINI (presidente Giunta regionale): “ABBIAMO BISOGNO DI PIÙ EUROPA E DI UN’EUROPA ANCHE DIVERSA - Ieri Juncker ha detto che l'Unione europea ha un 29esimo Stato: sono i disoccupati che nel complesso ammontano ad un numero maggiore degli abitanti di alcuni Stati dell'Unione. Questo è il tema anche della programmazione che è diversa da quelli precedenti, dei precedenti settennati perché la politica esce dalla sua programmazione ordinaria e questo anche per l’iniziativa che è stata assunta dai governi nazionali, dalle regioni negli organismi propri come quello del Comitato delle Regioni, da molti Paesi in particolare quelli del sud Europa, di dire che noi non ci potevamo presentare a fronte della profonda crisi che ha investito l’Europa di tipo economico e finanziario, di tipo strutturale che ha creato un esercito di disoccupati. Juncker, intervenendo e forse recependo anche alcune delle indicazioni del Parlamento ha annunciato, per esempio, un piano degli investimenti da varare entro il febbraio 2015 per 300 miliardi di euro a disposizione dei Paesi europei per alcune azioni strutturali sul sistema economico e produttivo a favore della crescita e del potenziamento degli investimenti pubblici e privati. In questa ottica di straordinarietà si cala anche la programmazione dell'Umbria. Il prossimo settennato per l'Italia deve essere una occasione per riorientare gli interventi in favore del lavoro e dello sviluppo. Per alcuni settori questa programmazione sarà il perno dello sviluppo, come nel caso dello sviluppo rurale. In questo campo dobbiamo dare valore ai risultati che abbiamo conseguito, creando un sistema delle imprese agricole efficiente ed autonomo, che si è ristrutturato e ha ripensato le filiere, che da risultati di competitività all'Umbria. Per noi l'agricoltura è un settore trainante e non residuale, l'obiettivo è il mantenimento e il sostegno dell'impresa agricola e non solo la salvaguardia del paesaggio rurale. Non dobbiamo avere una visione frammentaria della politica comunitaria. Non possiamo pensare di avere lo sviluppo attraverso le politiche pubbliche. Ci servono imprese dinamiche e competitive. Dobbiamo usare gli indicatori in maniera adeguata: il Pil dell'Umbria è quello di una regione di 900 mila abitanti. Sostegno all'export e all'internazionalizzazione. Dobbiamo avere una politica regionale dei fondi comunitari capace di dare risposte diversificate ai diversi problemi e ai diversi territori, che richiedono interventi per la specificità della crisi che vi si è sviluppata. Per questo abbiamo lasciato dei margini di flessibilità che permettano risposte differenziate per aiutare le imprese competitive a crescere nella capacità di investimento e al tempo stesso affrontare alcuni temi della crisi. Con i fondi strutturali però possiamo fare solo alcune cose e non tutte. Per quanto riguarda le infrastrutture abbiamo scelto di indirizzare gli ex Fas ai temi delle infrastrutture e della riqualificazione urbana e ambientale. Lì c'è la risposta ai Comuni dell'Umbria: i 4 o 5 comuni dell'agenda urbana non saranno i soli a beneficiare di interventi che dovranno perseguire un'idea unitaria dell'Umbria. L'area del Trasimeno, ad esempio, sta dentro l'intera programmazione, con l'idea di allocare varie risorse su quel contesto ambientale, sociale ed economico. Pure sull'area Foligno-Bastia-Perugia- Corciano, la parte più dinamica anche durante la crisi, dovremo intervenire per rafforzare il tessuto economico. Il fondo sociale è irrobustito sul versante della lotta alle povertà, alla disoccupazione dei giovani, a chi ha perso il lavoro a causa della crisi. Non credo ad una politica pubblica tutta dirigista, dovremo saper far emergere l'innovazione e sostenerla. Alcune scelte e priorità potranno subire modificazioni in base a quanto emergerà nel confronto con la Commissione europea. Anche riguardo alle aree interne, la Valnerina era già stata indicata in una prima fase, ma gli indicatori di Pil sono diversi e inferiori da quelli di altre zone. La programmazione ordinaria potrà accompagnare alcune risposte verso territori che sono in grado di elaborare progetti di sviluppo. Molti sono intervenuti anche sul rapporto Europa sì – Europa: attenzione, non è che la competitività del nostro Paese e delle nostre imprese sarà più robusta con un’Europa che perde definitivamente la sua dimensione di politiche comuni. Il tema è come noi rafforziamo le politiche comuni europee e come le rafforziamo su una politica europea che si occupa dei problemi essenziali dei cittadini. Sulla politica industriale e sul nodo della siderurgia, dovremo vedere quali scelte compirà la Commissione Europea sui tre o quattro attori. Abbiamo bisogno di una Commissione europea e di istituzioni europee molto più forti e robuste, per tornare a parlare di una politica europea. Noi non possiamo ripiegare sull’idea che c’è un’Europa matrigna che danneggia il sistema economico e produttivo nazionale. Bisogna fare attenzione a certe semplificazioni: forse abbiamo bisogno di più Europa e di un’Europa anche diversa, che affronti i grandi temi anche rispetto al resto del mondo, anche quelli della politica estera europea, compreso il Medio Oriente. La stagione dei fondi strutturali è una parte di una strategia più complessiva che va perseguita”. TB/MP/AS/DMB

Data:
Mercoledì, 16 Luglio, 2014 (Tutto il giorno)

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